Lavorare come travel designer da remoto non è solo una possibilità romantica da raccontare sui social. È una scelta concreta che richiede visione, formazione, coraggio, e un progetto.

C’è chi sogna di mollare tutto e trasferirsi dall’altra parte del mondo. E poi c’è chi, a un certo punto, decide di farlo davvero.

La storia di Elisa Ion e del suo compagno Michael è la dimostrazione che cambiare vita non è un colpo di testa, ma un percorso fatto di scelte strategiche, momenti di crisi e investimenti mirati su se stessi.

E soprattutto, è l’ennesima testimonianza (insieme a tutte quelle raccontate nella nostra rubrica #sognatoricoraggiosi) che la professione del Travel Designer è estremamente poliedrica e ricca di possibili sbocchi.

Quando un viaggio diventa una direzione di vita

Bali non è stata una meta scelta a caso.

Dopo anni di viaggi in Asia, Elisa e Michael si sono accorti che ogni ritorno in Italia lasciava una sensazione di mancanza. Vivevano a Verona, avevano lavori stabili (lei come commessa, lui in fabbrica), una casa di proprietà, una vita “a posto” insomma.

Eppure qualcosa non tornava. Dal 2018 il pensiero era sempre lo stesso: trasferirsi un giorno a Bali.

All’inizio l’idea era aprire un B&B. Poi, con il tempo, è emersa una domanda più profonda: che sia possibile lavorare nel turismo direttamente da lì, costruendo qualcosa di proprio?

Questa è la stessa domanda che si sono fatti altri nostri ex corsisti, come Felice, che grazie al travel design ha realizzato il sogno di trasferirsi in Colombia.

Quindi lavorare all’estero come Travel Designer (e magari anche da remoto) è davvero fattibile?

La risposta è sì. Ma serve un metodo.

Mettersi con le spalle al muro (e scoprire che funziona)

A fine 2024 arriva la svolta.

Elisa lascia il lavoro dopo un periodo difficile e insieme a Michael prende una decisione radicale: mettere in vendita la casa. L’idea era venderla con calma, magari nell’arco di un anno.

È stata venduta in una settimana. Da lì non si poteva più tornare indietro.

Con i risparmi e il ricavato della vendita, il piano era acquistare una casa a Bali, viverci e affittarne una parte per generare entrate. Ma mancava un tassello fondamentale: un lavoro online, flessibile, che potesse essere gestito da remoto.

È in quel momento che entra in gioco la Travel Designer Academy.

Elisa aveva già visto il percorso formativo l’anno precedente, ma aveva sempre rimandato per paura di “non farcela”. Questa volta invece sente che è il momento di investire su se stessa.

Mentre di sera seguiva le lezioni del percorso, di giorno coordinava a distanza i lavori della nuova casa a Bali… tutto tramite WhatsApp: mobili ordinati online, fornitori, notaio. Un cambiamento radicale vissuto in pochi mesi.

A giugno 2025 si trasferiscono definitivamente a Bali. E il giorno dopo aver terminato i lavori, arrivano i primi ospiti.

Il ruolo della formazione nel cambio di vita

Una delle paure più comuni è: “E se investo in un corso e poi non funziona?”

Elisa lo racconta con sincerità durante la nostra intervista: anche lei aveva questo dubbio. Invece, la formazione le ha aperto prospettive che nemmeno immaginava.

Ha scoperto che il Travel Designer è una figura che permette di fare molte cose diverse:

  • lavorare su misura con clienti diretti
  • collaborare con agenzie e tour operator
  • specializzarsi su una destinazione
  • affiancare viaggi di gruppo
  • operare da remoto

Non è una professione rigida, ma adattabile alle necessità di chi si forma. Proprio come abbiamo raccontato nella storia di Pasquale, che si è trasferito in Giappone e grazie al Travel Design ha iniziato una nuova vita con Ayumi.

La parte invisibile del cambiamento: paura e coraggio

C’è un dettaglio che spesso appare in secondo piano nelle storie di cambiamento.

La paura.

Quando Elisa stava per iscriversi alla formazione per Travel Designer, aveva paura di buttare soldi inutilmente. Quando lei insieme a Michael si sono trovati a Bali davanti alla possibilità concreta di comprare casa, la paura è stata fortissima.

Realizzare un sogno significa anche avere il coraggio di superare le proprie paure.

E a distanza di pochi mesi, guardando il calendario pieno di prenotazioni dei clienti e la loro nuova quotidianità, hanno capito di avercela fatta davvero.

Quindi sì, lavorare come Travel Designer vivendo all’estero è possibile, se lo tratti come un vero progetto professionale.

Non basta amare i viaggi. Non basta conoscere una destinazione. Servono:

  • competenze
  • visione
  • strategia
  • e coraggio di proporsi

Elisa lo dice chiaramente: per anni si è sentita “un’illusa”. Poi ha deciso di crederci davvero.

Oggi vive in una villetta con piscina vicino al mare, lavora nel turismo con il suo brand Far East Life and Travel, gestisce il suo tempo e il suo lavoro. Non perché sia stato facile, ma perché ha smesso di rimandare.

Una scelta di libertà (non una fuga)

Riuscire a lavorare come Travel Designer non è una questione di esperienza o doti particolari. Elisa è partita da zero, ma ha saputo rimanere coerente con ciò che desiderava davvero.

Si è assunta il rischio di investire su di sé.
Ha costruito competenze solide certificandosi come Travel Designer prima di fare il salto.

La differenza tra un sogno e un progetto sta tutta lì.

Se stai leggendo questo articolo, forse anche tu ti stai chiedendo se esista un modo per unire il lavoro con il mondo dei viaggi in modo concreto.

Le storie come quella di Elisa dimostrano che sì, è possibile. Ma non accade per caso.

Accade quando smetti di pensarti “un sognatore illuso” e inizi a considerarti un sognatore coraggioso.

E da lì, il resto può iniziare a prendere forma.

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Se la storia di Elisa ti ha ispirato, sappi che anche tu puoi costruire il tuo percorso nel mondo del turismo partendo da qualsiasi background.

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Francesca Pozzan

Professione Travel Designer MG