Il mondo del turismo sta attraversando (un’altra) evoluzione profonda, e uno dei motori di questa trasformazione è senza dubbio l’intelligenza artificiale (IA).
In questa nuova intervista della nostra rubrica #travelthefuture, affrontiamo un tema cruciale per tutti i professionisti del settore: come l’IA sta impattando, e impatterà sempre di più, sul nostro lavoro e sul nostro modo di lavorare.
A fare luce su questo argomento sarà Cristiano Guidetti: esperto di marketing turistico con quasi vent’anni di esperienza alle spalle, ma anche un grande appassionato di tecnologia che ha saputo comprendere in anticipo le implicazioni dell’intelligenza artificiale per il settore turistico.
Il turismo e il cambiamento tecnologico
Cristiano ha tracciato un parallelo interessante tra l’adozione dei Social Media negli anni 2000 e l’attuale diffusione dell’IA. All’inizio, anche Facebook e Instagram (e poi Tik Tok) vennero accolti con scetticismo da molti operatori turistici. Eppure oggi sono strumenti indispensabili. Allo stesso modo, chi oggi guarda con diffidenza l’IA o addirittura cerca di ignorarla del tutto, rischia di trovarsi indietro.
L’obiettivo non è quello di seguire la moda odierna dell’IA, ma di farsi domande intelligenti, tipo: “Questo strumento serve alla mia nicchia? Può farmi risparmiare tempo? Aggiunge valore reale al mio lavoro?”
IA come alleato: ottimizzazione del tempo e dei costi
Uno dei concetti chiave emersi nella nostra intervista è la funzione dell’IA come ottimizzatore del lavoro. L’intelligenza artificiale può aiutarci in infiniti modi, come per esempio:
- Registrare e riassumere riunioni con i fornitori.
- Aiutare nella scrittura di email con il giusto tono e impostazione.
- Fare correzioni ai nostri programmi di viaggio.
- Tradurre documenti in più lingue.
- Fornire spunti creativi per naming e branding.
In sostanza, l’IA consente di risparmiare tempo e denaro nelle attività quotidiane, specialmente per chi, come molti Travel Designer, lavora in autonomia come freelance.
L’empatia come fattore non replicabile
Ma allora, l’intelligenza artificiale potrà togliere lavoro a professionisti del turismo come i Travel Designer?
La risposta è chiara: no, se il lavoro è svolto con professionalità ed empatia. Questo perchè l’IA non potrà mai capire davvero il carattere di un cliente, i suoi desideri profondi, le sue emozioni legate a un viaggio. Non potrà mai dire a un aspirante viaggiatore: “Capisco cosa desideri, ma quello che chiedi non è adatto a te, ti consiglio un’alternativa migliore”.
Il valore umano sta nella capacità di ascolto, di personalizzazione, di problem solving in tempo reale. L’IA può affiancare, migliorare, velocizzare, ma non potrà mai sostituire la relazione umana, l’assistenza empatica, la cura con cui un Travel Designer costruisce il viaggio perfetto per il proprio cliente.
L’IA non come rischio, ma spinta al miglioramento
Come è già successo in seguito alle grandi rivoluzioni tecnologiche, ci sarà chi rimarrà indietro. Ma questo avverrà solo per chi non si forma, per chi ignora le potenzialità degli strumenti moderni, per chi offre un servizio standardizzato e impersonale.
L’IA non cancellerà i buoni professionisti: li renderà migliori. Più capaci di formarsi, di creare, di gestire i rapporti umani con attenzione e autenticità.
🎉 La nostra nuova formazione in intelligenza artificiale!
Tutto ciò di cui abbiamo parlato in questa intervista non è il tentativo di convincere qualcuno, ma perché ci crediamo davvero!
Tanto che da maggio 2025, in occasione dei 5 anni di Professione Travel Designer, abbiamo deciso di introdurre un nuovo modulo di formazione all’interno della Travel Designer Academy tutto dedicato all’intelligenza artificiale, condotto dal nostro nuovo docente Cristiano Guidetti con l’obiettivo di insegnare un uso proficuo, pratico ed etico dell’IA per il lavoro del Travel Designer.
“Nel 2025 non si può più fare finta che l’intelligenza artificiale non esista. L’IA è qui, e per chi lavora nel turismo formarsi su questa nuova tecnologia non è un’opzione, ma una necessità. E sapere come utilizzarla al meglio può fare la differenza tra restare fermi o costruire un futuro professionale solido e duraturo.”
Francesca Pozzan
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