Diventare travel designer partendo da zero può sembrare un obiettivo quasi irrealistico, soprattutto se arrivi da un lavoro completamente diverso, senza esperienza nel turismo e senza contatti nel settore.
Eppure, è proprio così che hanno iniziato molti dei nostri corsisti che hanno avuto più successo (come Daniela, Pasquale, Federica, Marko, Valentina e molti altri).
La storia di Margherita Zilli è una di queste: un percorso fatto di curiosità, voglia di cambiamento, formazione e scelte coraggiose, che dimostra come sia possibile costruire una nuova professione anche quando si parte da zero.
Quando il lavoro non ti rappresenta più
Per anni, Margherita ha lavorato come impiegata amministrativa. Un percorso stabile, lineare, ma lontano da ciò che realmente la appassionava.
Dentro di lei però c’era già qualcosa di chiaro: l’amore per i viaggi, ma soprattutto per l’organizzazione dei viaggi (una precisazione importante che ci teniamo sempre a sottolineare).
Non le interessava vendere pacchetti standard.
Non voleva lavorare in un’agenzia tradizionale.
Quello che cercava era la possibilità di creare esperienze di viaggio su misura, costruite da zero.
Il punto è che Margherita non sapeva nemmeno che esistesse una professione che le permettesse di fare tutto questo.
Finché, quasi per caso, scopre la Travel Designer Academy.
E lì si apre un mondo.
Come diventare Travel Designer partendo da zero: il primo passo
A differenza di quello che potrebbe sembrare, il primo vero passo non è tecnico.
È mentale.
Margherita lo racconta nella nostra intervista: inizialmente era semplicemente incuriosita, quindi si è informata guardando diverse interviste del nostro vlog, cercando di capire se quella strada potesse essere concreta anche per lei.
Ma quando ha capito che era qualcosa che poteva veramente aiutarla a raggiungere gli obiettivi che aveva in testa, ha fatto quello che fa la differenza tra chi è solo curioso e chi invece noi definiamo “sognatori coraggiosi”: ha deciso di investire su se stessa.
Perché il Travel Designer non è solo “una persona che organizza viaggi”.
È una vera e propria figura professionale che:
- costruisce itinerari su misura
- lavora sulla relazione con il cliente che ha davanti
- sviluppa rapporti di collaborazione con altre realtà
E quindi entrare in un percorso formativo le ha permesso di acquisire le competenze necessarie, dando forma a qualcosa che fino a quel momento era solo un’intuizione.
Dalla teoria alla pratica: costruire qualcosa di proprio
Una volta terminata la formazione, arriva sempre una fase delicata. Quella in cui devi capire cosa fare davvero.
Margherita fin dall’inizio aveva un principio cardine: non voleva lavorare come dipendente in un’agenzia di viaggi.
Voleva costruire qualcosa di suo.
Ha iniziato quindi a muovere i primi passi in autonomia, con un progetto personale.
Nel frattempo ha fatto una scelta molto intelligente e audace: ha iniziato a viaggiare.
“Bello, lo farei anch’io!” starai pensando.
Ma Margherita non l’ha fatto per staccare, per prendersi del tempo, per andare in vacanza… ha viaggiato con un obiettivo ben preciso.
Ha trascorso mesi nel Sud-est asiatico, viaggiando da sola, per conoscere davvero le destinazioni che avrebbe poi proposto ai suoi clienti.
Perché c’è una differenza enorme tra vendere un luogo (in stile agenzia) e conoscerlo davvero.
Il valore delle relazioni nel turismo
Un altro passaggio chiave del percorso di Margherita è stato il confronto diretto con il settore: partecipare alle fiere del turismo, entrare in contatto con le DMC, conoscere altri professionisti.
Margherita insieme alla community di Travel Designer alla fiera WTM di Londra
Come ripeto spesso, fare rete è una di quelle cose che più di tante altre aiuta a far nascere le opportunità.
È in uno di questi contesti, infatti, che arriva una svolta importante.
Stefania Lapietra, una ragazza che ormai da qualche anno fa parte della nostra Community di Travel Designer (puoi approfondire la sua storia qui), le segnala un’opportunità lavorativa in una DMC a Bali.
Fare la scelta quando arriva l’occasione
A questo punto, la domanda diventa concreta: accettare o no?
Margherita aveva già iniziato un progetto personale che la stava portando verso una direzione diversa.
Eppure decide di cogliere questa opportunità e accetta.
Perché?
Perché lavorare in una DMC (proprio nel Sud-est asiatico) le avrebbe permesso di:
- fare esperienza diretta sul campo
- lavorare realmente come travel designer fin da subito
- confrontarsi con un ambiente internazionale super stimolante
- accelerare al quadrato il suo percorso di crescita
E così si trasferisce a Bali.
Un cambiamento importante, ma vissuto con naturalezza.
Sì perché, quando le scelte sono coerenti con ciò che vuoi davvero, tutto diventa più semplice e fluido.
Cambia il lavoro, cambia la soddisfazione
C’è un aspetto molto interessante che emerge dalla sua testimonianza.
Dopo anni passati in un lavoro da dipendente che non la soddisfaceva, oggi Margherita racconta qualcosa di semplice, ma per nulla scontato: va volentieri al lavoro.
Sembra banale, ma non lo è.
Quando fai qualcosa che senti che ti rappresenta:
- cambia il modo in cui vivi le giornate
- cambia il rapporto con il tempo
- cambia il livello di energia che metti in ciò che fai
E questo nel tempo è diventato uno dei motivi per cui sempre più persone cercano di capire come diventare travel designer: non solo per lavorare nel turismo, ma per costruire una vita più allineata.
Le difficoltà (vere) di chi parte da zero
Attenzione però: non è tutto così semplice e non è nostra intenzione far sembrare che sia così.
Ogni percorso di cambiamento prevede dei momenti di transizione e quindi di “attrito”.
Nel caso di Margherita la difficoltà era quella di spiegarsi.
Quando ha iniziato infatti, ogni volta che spiegava il suo lavoro come Travel Designer si trovava spesso davanti a scetticismo, incomprensione, giudizi.
Questo è uno degli ostacoli più comuni per chi cerca di reinventarsi.
Perché il cambiamento non è la norma, non è sicuro, e quindi spaventa soprattutto le persone che ci conoscono.
Ma qui entra in gioco il vero punto di svolta: smettere di cercare approvazione.
E’ necessario perché chi cambia direzione spesso si trova davanti a persone che:
- non capiscono
- proiettano le proprie paure
- mettono in dubbio le tue scelte
E allora la domanda più profonda diventa: vuoi vivere la tua vita o quella che gli altri si aspettano da te?
E Margherita con il suo esempio ce lo dice chiaramente: la vita è la tua, e quando inizi ad agire in funzione di questo, tutto cambia.
Quindi, come diventare travel designer partendo da zero?
Se sei arrivato a leggere questo articolo fino alla fine, probabilmente anche tu ti sei fatto almeno una volta questa domanda:
“Posso davvero cambiare strada?”
La risposta ovviamente non è uguale per tutti.
Ma le storie come quella di Margherita dimostrano una cosa molto chiara: non serve partire avvantaggiati, avere un particolare titolo di studio, o un’esperienza lavorativa nel turismo alle spalle.
Serve partire.
Con la giusta volontà e il desiderio di costruire qualcosa che ti rappresenti davvero.
Noi non possiamo darti la volontà, ma una formazione adeguata sì.
Perché se c’è una cosa vera ed uguale per tutti è questa: diventare Travel Designer partendo da zero è possibile, ma non è un salto nel vuoto.
È un percorso.
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Francesca Pozzan


