Come creare una guida di viaggio oggi, in un mondo in cui sembra che tutte le informazioni siano già a portata di clic?
È una domanda legittima, soprattutto se pensiamo agli strumenti oggi a disposizione: Google Maps, blog, social, insomma tutto ciò che promette di farci “arrivare ovunque”. Eppure, dietro una vera guida di viaggio, c’è ancora qualcosa che nessun algoritmo può sostituire: l’esperienza diretta, il metodo e una visione chiara.
La storia di Alain Rimondi e Aurore Lucas è un bellissimo esempio e per questo sono i protagonisti di oggi della nostra rubrica #sognatoricoraggiosi.
Due percorsi professionali diversi, uniti da una passione comune per il viaggio lento, la scoperta autentica e la sostenibilità, che li ha portati a realizzare una guida originale e profondamente umana: 110 passeggiate dolci in Italia per il viaggiatore curioso (al momento pubblicata solo in lingua francese perché rivolta a questo pubblico).

Ma come si arriva davvero a creare una guida di viaggio? Andiamo dietro le quinte del loro progetto.
Due storie diverse, una visione comune
Per capire come si crea una guida, è fondamentale partire da chi la guida la scrive.
Alain Rimondi arriva dal mondo del turismo “sul campo”. Il suo percorso professionale è passato dal trasporto bagagli per cicloturisti, all’accompagnamento, fino alla programmazione vera e propria degli itinerari per tour operator specializzati. Oggi si occupa di costruire rotte e percorsi cicloturistici in tutta Europa, lavorando dietro le quinte del viaggio.
Aurore Lucas invece è fotografa da oltre vent’anni. Francese, curiosa per natura, ha sempre vissuto il viaggio come ricerca della luce, delle atmosfere, dei dettagli. Dopo anni di lavoro tra fotografia, editoria e collaborazioni con agenzie di viaggio, inizia a realizzare contenuti per guide dedicate alla natura e alle tradizioni locali. È qui che sviluppa un metodo preciso per raccontare i territori, unendo immagini, esperienza diretta e narrazione.
L’incontro tra queste loro competenze diventa così il punto di partenza perfetto per una guida di viaggio realizzata in perfetto equilibrio tra progettazione, vissuto e sensibilità.
L’idea alla base della guida: passeggiate “dolci”, non facili
Uno degli elementi chiave quando si decide di realizzare una guida di viaggio è l’idea distintiva. Nel loro caso, il concetto di passeggiate dolci.
“Dolci” non perché semplici o banali, ma perché legate a modalità di scoperta lente e sostenibili: a piedi, in bicicletta, con i mezzi pubblici. L’obiettivo è ridurre l’uso dell’auto e invitare il viaggiatore a entrare davvero in contatto con i luoghi.
La guida raccoglie 110 itinerari, uno per ogni provincia italiana, selezionati con un criterio preciso: devono essere visitabili, accessibili e capaci di raccontare anche angoli meno noti del nostro Paese. Un approccio che risponde a un’esigenza sempre più sentita: evitare l’overtourism e distribuire il valore del turismo su territori spesso esclusi dai grandi flussi.
Come creare una guida di viaggio: si parte dalla mappa!
Il lavoro pratico inizia molto prima della stesura della guida.
Aurore ci racconta che il primo passo è stato visuale: una grande mappa, con decine e decine di punti segnati. Più di 150 luoghi possibili da cui partire per una selezione accurata. Qui è importante il confronto continuo: cosa può interessare davvero al pubblico (in questo caso, quello francese)? Cosa è già noto e cosa invece può sorprendere?
Alain contribuisce con la sua conoscenza diretta del territorio italiano, fatta di luoghi vissuti, attraversati, accompagnati. Non solo mete famose, ma posti scoperti sul campo, spesso assenti dalle classiche ricerche online.
Creare una guida di viaggio, infatti, non significa solo raccogliere e mettere insieme informazioni già esistenti, ma filtrare, scegliere e dare un senso a ciò che si è vissuto.
Il lavoro sul campo: un anno di viaggi, appunti e fotografie
Uno degli aspetti più sottovalutati per la creazione di una guida di viaggio è il tempo.
Per questa guida è servito oltre un anno di lavoro, tra viaggi, sopralluoghi, verifiche, fotografie e scrittura. Ogni momento libero è stato dedicato alla scoperta: viaggiando in van, fermandosi dove la luce era migliore, camminando, osservando.
Aurore fotografava, Alain prendeva appunti. Centinaia di immagini, decine di quaderni, informazioni da organizzare e riorganizzare. Nulla è stato lasciato al caso.
Ed è proprio qui che poi diventa fondamentale un altro elemento: il metodo.
Senza un metodo, ci si perde
Una guida di viaggio richiede struttura. Alain ce lo racconta chiaramente durante la nostra intervista: il suo primo pensiero è stato “da dove inizio?”.
Scrivere una guida non è come progettare un viaggio. Serve un metodo diverso, capace di gestire testi, immagini, scadenze, revisioni editoriali.
Qui l’esperienza di Aurore è stata decisiva: negli anni ha sviluppato un sistema per organizzare materiali, contenuti e tempi. Senza un metodo, il rischio è arrivare alla scadenza con appunti confusi, un archivio ingestibile e poi… abbandonare.
Il coraggio di mettersi in gioco
Quando ho chiesto ad Alain che consiglio darebbe a chi sogna di scrivere una guida di viaggio, la sua risposta non è stata una formula magica, ma la conferma che a fare la differenza, oltre allo sviluppo delle proprie competenze, è il nostro atteggiamento verso il mondo.
Curiosità, prima di tutto. Quella che spinge a fare domande, a non accontentarsi di ciò che si trova online, a perdersi anche vicino a casa per capire dove porta davvero un sentiero.
Poi l’esperienza sul campo, quella che nasce dal camminare, dall’osservare, dal vivere i luoghi con il tempo giusto, senza fretta.
E infine il coraggio. Il coraggio di proporsi, di immaginarsi in un ruolo diverso, di non restare bloccati solo perché “non l’ho mai fatto”. Il turismo è un settore vivo, in continua trasformazione, e le case editrici sono spesso alla ricerca di voci autentiche, competenze verticali, sguardi nuovi sulle destinazioni.
Ma serve fare il primo passo, costruire competenze e metodo, credere che anche un progetto che sembra di nicchia possa trovare il suo spazio.
È esattamente questo lo spirito dei sognatori coraggiosi che raccontiamo in questa rubrica da ormai 6 anni: persone che non si limitano a sognare in modo astratto, ma scelgono di mettersi (o rimettersi) in gioco in modo estremamente pratico. È anche per questo che abbiamo voluto che Alain e Aurore ci raccontassero la loro storia e io non posso che augurare loro tutto il meglio per questo nuovo progetto.
E noi ci vediamo nella prossima puntata della nostra rubrica #sognatoricoraggiosi!
Francesca Pozzan

